UNA VACANZA DEL CARSO

Anche quest’anno, con mio marito non abbiamo avuto alcun dubbio nel cercare come meta di vacanza un posto non invaso dai turisti. La splendida Basilicata l’avevamo già percorsa in lungo ed in largo, così quando io ho proposto il Friuli, lui ha accettato immediatamente, anche se, stante i nostri interessi da sempre diametralmente opposti, le motivazioni che ci hanno spinto sono state completamente diverse. Lui voleva andare per montagne e cantine, io per prosciutti e trincee.

Prima tappa e prima scorpacciata di prosciutto a San Daniele. Irripetibile. Non troppo fresco ne’ troppo stagionato, rosee fettine sottilissime che si scioglievano in bocca e che hanno fatto cantare l’Inno alla Gioia alle mie papille gustative.E’ stata dura venire via dal Prosciuttificio Alberti, prosciuttai alla 5° generazione, all’opera dal 1906. Avevo anche adocchiato, tra i tanti appesi, un bell’esemplare che sembrava mi dicesse “fammi tuo”, ed aro talmente incantata, chemio marito  ha dovuto trascinarmi di peso alla macchina prima che mi ci fidanzassi.

Paris Sauris, con i suoi prosciutti affumicati, e’ stata la base dei primi due giorni, e la frazioncina dove alloggiavamo, Lateis, famosa per il suo cielo limpidissimo, un comodo punto di partenza per una lunga ( sette ore! ) ed impegnativa ( per me ) escursione tra le montagne, praticamente soli in mezzo a centinaia di cespugli di deliziosi lamponi, il paesaggio verdissimo interrotto solo da qualche malga.
Con i piedi ( io ) spaccati dagli scarponi ed i talloni pieni di vesciche, un pungiglione di vespa rimasto conficcato nel braccio ( io ), ma lo sguardo in alto ed il cuore gioioso (sempre io), abbiamo apprezzato la Cividale longobarda, l’elegante Gorizia e la stupefacente, perfetta, geometria a raggiera di Palmanova, oltre che i numerosi monumenti a Giulio Cesare presenti ovunque nella regione, che lo celebra due volte anche nel nome: non solo Giulia, ma anche Friuli, che viene da Forum Iulii.

 

Quindi ci siamo diretti in un relais di proprietà di una antica famiglia di vignaioli, gli Zorzettig, e sono stati due giorni di Ribolla, di Friulano, di Picolit, di grappa, di passeggiate tra i filari carichi appena prima della vendemmia, di racconti di leggende e saghe familiari.
Ma da ultimo, un’escursione a Monte San Michele ed alle trincee scavate da Ungaretti e dagli altri soldati italiani tra il 1915 ed il 1916, mi i ha fatto aprrezzare la regione per un aspetto per cui non ero assolutamente preparata: la meraviglia del Carso.
Chilometri di paesaggio incantato, arido e brullo di pietroni chiari, di grotte e di doline, di filari impiantati su pochi centimetri di terra rossa sotto la quale le rocce imprimono ai vini un sapore dolce e ruvido, morbido e duro. Un paesaggio magico, tosto ma idilliaco, poco conosciuto, con scorci poetici incredibili, che dai campi di battaglia spaziano giu per le vigne, fino a Duino ed al suo mare.
Una terra un po’ ritrosa che non si svela al primo sguardo, un paesaggio non eclatante, ma puro, distillato, come la sua grappa, come la gente ruvida ma dolce, schiva ma cordiale, spartana e genuina.

Una vacanza a Statuto SPECIALE. Ed in questo aggettivo c’é tutto.

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