RICETTA DELLA PAELLA VALENCIANA

 E’ comunemente ritenuto dal volgo che la “paella”, famosissima ricetta iberica molto gustosa, mutui il suo nome dal recipiente in cui e’ cotta, e che quindi “paella” sia in sostanza una pentola, una padella, un tegame.
Niente di più sbagliato.
Attenti ed approfonditi studi filologici ed esegetici mi hanno permesso di venire a conoscenza dell’origine dalla ricetta e della reale accezione del termine, che con piacere vi narrerò.

C’era una volta…
Once upon a time...
Habia una vez

 

…una bellissima principessa che attraversava la Spagna con uno stuolo di servitori al seguito e, per placare un improvviso attacco di fame, fece fermare la sua corte in un’umile locanda e fece ordinare all’oste una pietanza degna della sua persona e del suo rango. Dalla finestrella della cucina, un giovane, piccolo, umile e paffutello cuoco dagli occhi color del cioccolato fuso, picaresco d’aspetto, ma vero hidalgo nell’animo, vide scendere l’incantevole fanciulla dal suo palafreno e, come è naturale che sia, se ne innamorò perdutamente, ciecamente, ed all’istante.
E poiché non c’e’ nulla che dia maggiore soddisfazione che cucinare per chi si ama, decise di preparare per lei il piatto più buono del mondo, e cominciò a saltellare dubbioso da un tavolo ad un altro, da uno scaffale ad un altro, indeciso sul da farsi. Ma poi volle strafare, e radunò nella pentola rotonda tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti della sua cucina. Ogni tipo di carne. Ogni varietà di pesce. Tutte le verdure, tutte le spezie che aveva.
E più mescolava, assaggiava, aggiungeva e rimestava, più la padella ed il suo cuore traboccavano di cibo e di amore.
Mentre si avviava a presentare alla destinataria quell’opera d’arte che conteneva tutti i colori ed i profumi dell’universo, ripassava dentro di se’ le parole che le avrebbe rivolto una volta giunto al suo cospetto.
” Oh, mia damigella, accetti questo omaggio alla sua beltà, ammiri questi chicchi di riso dorati come i suoi bei capelli, porti alla bocca questo peperone scarlatto come le sue dolci labbra, annusi questi profumi che giungono dagli abissi marini, dai pascoli più fertili, racchiusi in un cerchio che simboleggia la perfezione.. E, sebbene ciò sia un pegno insufficiente del mio animo grato, io mi sento oltremodo onorato di…”
Ma nel frattempo, arrivato al tavolo della principessa, il piccolo cuoco dal cuore gentile si bloccò, emozionatissimo, e non riuscì più a spiccicare parola.
” Oh… ” iniziò con un sussurro.
E si fece  ancora più piccolo, più sferico, tondi gli occhietti di cioccolata, tonda la bocca che provava a dire “Oh”, tondo il suo cuore gonfiato dall’incanto del primo amore, tonda la padella con tutti gli ingredienti del mondo.
” Oh… ” riprovò con un sospiro.
E, infine, prima di scappare a gambe levate, riuscì solo  ad allungare le braccia ed a presentare la sua opera alla principessa.
” Oh.. PA ELLA ”
PER LEI. In spagnolo.
3) Proprio mentre scrivo queste ultime righe mi giunge notizia di un’ulteriore accezione sull’origine e l’etimo di “paella”.
Sembra che il piccolo cuoco gentile si fosse licenziato ben prima dell’arrivo del corteo regale, forse, chissà, per seguire nella Mancha le orme ed i vagheggiamenti di Don Quixote, ben più consoni al suo animo nobile delle stoviglie da lavare. Si narra che quando la principessa giunse all’osteria, trovasse soltanto l’oste che, a suon di moccoli, stava sbaraccando per cessata attività.
Alla richiesta del ciambellano di preparare un degno piatto per la sua padrona, l’oste si reco’ un cucina, e con malagrazia, il laccio del grembiule impataccato penzolante sotto la pancia, inizio’ a scaraventare nella pentola tutti gli avanzi che avrebbe dato ai maiali del suo porcile, li mischiò bestemmiando, sbatacchiando il mestolo a destra e a manca, e poi, ciabattando sull’impiantito coperto di segatura, rivolse alla principessa il cerulo suo sguardo acquoso, allungò le braccia unte fino alle ascelle, e le consegno’ il pranzo:
” Oh PAELLA!”
O TEGAME! In viareggino.
Tale ultima versione, di cui ho avuto contezza da mio marito solo pochi istanti fa, sembrerebbe combinare magistralmente le due precedenti teorie, ma, non avendo avuto ancora modo di verificarne le fonti, e’ da ritenersi a tutt’oggi priva di fondamento.

P.S. Mi auguro che il Consorzio dei Paelleri Riuniti della Ciudad de Valencia ( laddove esista ) non mi quereli.

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