LA VIGILIA

Mi ero immaginata che mio marito all’ultimo momento avesse deciso di farmi una sorpresa e che fosse ad attendermi all’aeroporto. Cosi ho pensato di fare un ingresso scenografico e mi sono incamminata verso la hall degli arrivi di Gatwick con le spalle ben diritte nella mia jumpsuit nera a zampa di elefante, guanti neri fino all’avambraccio, mento sollevato, cappello sulle 23, e ho dato una lieve spintarella alla mia splendida, nuova, fiammante, dorata valigia, perché mi precedesse sulla retta via.
Ma si sa, non è tutto oro quello che luccica, il mio disubbidiente bagaglio ha preso l’aìre per fatti suoi, come i carrelli dell’Esselunga, ed io mi sono trovata a rincorrerlo caracollando sui tacchi alti nella speranza di non finire sdraiata per terra.


Mio marito non c’era, ma mi aveva comunque regalato la sensazione di essere attesa pagando un tizio con un’aria da funerale che mi aspettava ostentando a destra e a manca un cartello su cui spiccava il mio nome a caratteri cubitali, così che tutto l’aeroporto ha potuto conoscere in tempo reale l’identità dell’italiana squinternata che rincorreva le valige.
Mi accomodo sul sedile posteriore dell’auto, guardo i leggeri fiocchi di neve che si sfaldano al suolo ed un profondo ßenso di irrealtà mi pervade. Cosa sto facendo la notte del 24 dicembre in una città che conosco poco, in un’auto che non è la mia, guidata dal marito di qualcun’altra, a vivere un Natale comprato? Tutti quegli indumenti neri mi stanno soffocando, e più che un’esponente della swinging London sembro una spia.
Il mio lugubre autista mi guarda dallo specchietto retrovisore, in attesa. A questo punto già che sono in ballo meglio ballare. La tentazione è fortissima. Sto per provare il brivido di dire: ” Segua quella macchina”.
Ma un bip del cellulare mi riscuote dalle mie fantasie. E ‘ mio marito, su wattsapp.
“Sei atterrata? Allora tra poco sarai di nuovo tra …”
Lo interrompo e scrivo : “tra le tue braccia?”
Ma lui sta ancora scrivendo: “… tra le palle…”
Ma che scema che sono. Certo che sono a casa. E questo è proprio il mio, di Natali.
God save the Queen.

 

 

 

 

 

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