IN CORPORE SANO

LESSON ONE

IN CORPORE SANO

VENERDI’

– Buonasera, vorrei iscrivermi in palestra.
La ragazza, giovanissima ma molto professionale, alza lo sguardo dal bancone e mi sventola sotto gli occhi un cartoncino colorato con tutto il palinsesto delle attività.
– Body sculpting? Spinning? Military training? Kik boxing? Stikwalking? DG skating? Retrorunning? Piloxing? Body rolling? Rebounding? Kranking? Indoor rowling?
Boia! Ma finiscono tutte per “ing”?


Blocco l’effluvio di parole.
– Mah… non saprei…Esiste qualcosa dove ci si limita a mulinare gambe e braccia al ritmo di un tamburello,  come facevo l’ultima volta che sono andata in palestra?
– E cioè… quando?
– Avevo venti anni, quindi 35 anni fa.
La ragazza perde un attimo la sua imperturbabilità e mi guarda come se fossi un’aliena.
Per lei è preistoria, 35 anni fa, avrà si e no 18 anni.
– Ma, che tipo di necessità ha? Perché vuole mettersi a fare sport proprio ora?
– Perchè vorrei arginare l’incombere della vecchiaia.
Ma se “vecchiaia” è una parola che non fa parte del suo vocabolario, sicuramente non lo è neppure “incombere”. Nè tantomeno “arginare”.
– Stretching?
– Magari! Ma niente corsi collettivi, però. Non posso prendermi l’impegno di un corso. Vorrei fare un po’ come mi pare.
– Bodybuilding!- sentenzia lei, ed inizia a riempire dei moduli.
E Bodybuilding sia!

LUNEDI’

L’istruttore, o meglio, il PT ( che non è un portalettere ma un personal trainer) che mi è stato assegnato in occasione della prima seduta  per farmi la “tabella”, vuole approfondire le mie esigenze per consigliarmi al meglio; mi fa accomodare in un salottino ed inizia a farmi domande sul mio stato di salute e sul tipo di disciplina a cui sono interessata.
Cavolo, non me ne ricordo una!
Tutto quello che mi viene in mente è “crowdfunding” e “birdwatching”. E meno male che non penso a voce alta.
In realtà, uno sport che mi ha sempre attirato esiste,  e così gli rispondo, togliendomi lo sfizio di declamarlo nella meravigliosa lingua italiana:
– Il pugilato!
– Beh,- ribatte il PT – non è escluso che possiamo in un secondo momento praticare un po’ di softboxing, ma per adesso mi limiterei a togliere la ruggine e scaldare i motori.
Mi fa fare un giro per la palestra per mostrarmi l’utilizzo dei vari macchinari ed intanto scruta il mio abbigliamento squadrandomi dall’alto in basso e dal basso in alto. Indosso un anonimo paio di pantaloncini neri  da jogging, ma sopra non sfoggio alcuna canotta  da vogatore di lycra fucsia fosforescente, come la maggior parte delle ragazze e delle  donne che vedo in giro. Io ho riesumato una vecchissima  Fruit comperata nella contea di Tipperary quando ancora si pagava in sterline irlandesi; al centro del petto una sorridente e scolorita pecora nera  sorride alzandosi su due zampe in mezzo ad un branco di pecorelle bianche, anzi, un po’ ingrigite dai lavaggi, dal tempo e dall’usura.
In qualche modo, però, la pecora nera irlandese sembra riscuotere l’approvazione del trainer, che annuisce pensieroso.
Sfiliamo  zigzagando tra le ingombranti attrezzature.
– Questa panca la utilizzerà per fare  gli esercizi che mi richiedono tutte le donne, cioè quelli che servono a rialzare    i glutei.
– Va bene.
– Inoltre noto che lei tende ad incurvare le spalle. Quindi le segno anche tre serie da 12 sulla Chest Press, in modo da raddrizzare il busto mentre cammina, allargare il torace e rafforzare i pettorali.

Non oso chiedere se l’esercito si chiama Petting.
E se Dio vole non penso a voce alta.

…    TO BE CONTINUED

 

 

 

 

 

 

 

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