PANTA REI

In una domenica mattina alle prese con il cucito, anzi il rammendo, la mia attenzione viene attratta dall’enorme quantitativo di “bottoni di scorta” accumulati nel corso degli anni, ed alle matassine di filo di tutti i colori  che mi permettono di fronteggiare le emergenze.

Credo di far parte dell’ultima generazione che rammenda i vestiti e conserva con cura fili e bottoni per mantenere in vita vecchi cappotti e giacche del cuore. La moda mi interessa, davvero, ma tutto sommato fino ad un certo punto. Anche io ogni anno compro degli abiti nuovi, ma devono rispecchiarmi. La moda per se stessa, no di certo. Ad indumenti che non fanno parte di me, tipo le paillettes e gli strass di giorno, od i leggins sotto le gonne, preferisco di gran lunga un tubino di venti anni fa, o i jeans dei giorni felici, o la maglia rossa che indossavo sotto il tailleur il giorno della laurea. Non so se sono fuori moda, sicuramente sono fuori tempo.

Siamo nell’epoca dell’ “usa e getta”, e per una che non usa neppure i fazzoletti di carta, questa continua, sfrenata rincorsa al cellulare di ultima generazione, al prenotare su internet la “capsule collection” di questo o quello stilista, per poi dismetterla  dopo tre mesi, mi rende frastornata e confusa. Ma sono rimasta solo io che si affeziona? Non sono contro il progresso, beninteso. Ben venga il mutamento, l’evoluzione nella moda, nella tecnologia, perfino nei sentimenti.

Ma cavolo, un minuto per fermarsi a godere di quello che abbiamo, a giocare con i giocattoli che ci ha portato Babbo Natale, senza stufarsene già a Befana, mai??

E la velocità con cui tutto ciò avviene, quella sì che mi sbalestra.

Non vince solo chi “usa e getta”, ma anche chi ” morde e fugge”.

Le “storie” su Istagram e su Facebook sono l’emblema di tutto ciò.

Affidiamo all’etere per poche ore i nostri sentimenti, la nostra filosofia di vita, oppure  numerosi scatti della medesima capasanta  prima di metterla in bocca.

Okay, bene, non mi dispiace vedere come se la passa il resto del mondo, o meglio, COME CIASCUNO DI NOI DESIDERA CHE GLI ALTRI VEDANO COME SE LA PASSA.

Perché tanto ognuno dà in pasto agli altri solo ciò che vuole.

Ognuno sa di sé.

Magari siamo tristi, ma sbanderiamo ai quattro venti immagini ridanciane in mezzo ad una combriccola di amici altrettanto allegri.

Insomma, mi interessa davvero vedere cosa gli altri vogliono raccontarmi, ma cavolo, sono davvero  “lenta” io, che non faccio in tempo ad aprire una ” Storia” che subito mi viene proposta quella successiva senza farmi finire di leggere quello che è scritto in sovrimpressione, e magari in diagonale,  sulla prima? Alcune durano veramente pochi secondi… E poi mi piacerebbe fermare il tempo  ed andare a rileggere qualcosa che che ho trovato particolarmente interessante, stimolante… ma niente…

Sparito nell’etere.

Nel nulla.

Tutto scorre.

Panta rei.

Panta loni.

Lo sguardo si abbassa sull’orlo dei calzoni di mio marito, scucito con il tacco della scarpa, e da me ripreso come meglio potevo. E dire che in mano mi pesa molto più l’ago di una penna o di una zappa. E lavo pile di piatti anche se ho a tavola dieci persone, pur di non usare i piatti di plastica. Ed ho l’armadio pieno di vestiti vecchi di anni, anche di decenni, che a fasi alternate indosso di nuovo, magari rinnovando i bottoni, o con un abbinamento diverso.

Però sono io che sono “stantia” e che non so stare al passo con i tempi.

I ragazzi ” mordi e fuggi” ed “usa e getta” poi riescono a rivendere “on line” le cose che non usano più, e così danno impulso al commercio ed all’economia.

Sicuramente più di me, che me sto ad ammuffire tra vecchi indumenti e vecchi ricordi e mi trasformerò in una vecchia riottosa che si  brucia le domeniche nel dare briglia sciolta ai propri  turbinosi pensieri, che galoppano  senza capo né coda in una prateria che non esiste.

 

 

 

 

 

 

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