IL SIGNOR SALVASLIP

LESSON THREE

IL SIGNOR SALVASLIP

Come già un’altra volta, prendo posto sul tapisroulant alla destra del mio filosofo, mentre sua moglie occupa quello di sinistra.
C’è una domanda che mi brucia da quando ho l’uso della ragione.
– Professore. – esordisco, l’impostazione di pendenza e velocità ai minimi per permettermi un’agevole conversazione – Mi sono sempre chiesta, e scusi se approfitto di lei e delle sue conoscenze, ma – e arrivo subito al dunque – per quale congiunzione cosmica, per quale strano caso del destino, per quale misterioso amalgama di cellule, per quale inesplicabile intersezione di atomi, io sono proprio “io” e non, ad esempio, un altro individuo? O, ancora, perché sono nata persona e non altro essere vivente? Un animale, un frutto, un fiore? O, addirittura, che cosa ha cospirato per fare di me proprio un essere vivente e non un oggetto inanimato? Perché sono Francesca e non , che so’, un watusso dell’Africa Nera o Giovanni Spadolini? Perché sono Francesca e non una banana? O un apriscatole?-


Il professore, sottoposto ad un tale fuoco di fila di domande, è un po’ perplesso. Rallenta leggermente l’andatura e mi guarda.
– Bella questione, e non così frequente come si possa pensare. Lo saprà, nella storia dell’uomo tanti, tutti, si sono arrovellati per cercare di capire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, ed ogni filosofo ha cercato di darne una spiegazione, con basi religiose, o scientifiche. Ma difficilmente ci si e’ chiesti perché “io sono io” e non qualcosa d’altro.
Mi ci faccia riflettere. Lei comunque non sta riferendosi alla reincarnazione, vero?
– Ah, no, certo che no. Io vorrei sapere perché “io sono io”, qui, ed ora.
– Ma mi dica, prima di tutto – aggiunge – lei è contenta di essere lei?
– Oh, alla fine sì – ed ansimo un po’, alzando la voce per sovrastare il rumore delle macchine e della musica, così che anche la moglie rallenta l’andatura, si sintonizza sui nostri passi e si mette in ascolto. – Direi di sì, tutto sommato. Non mi sono mai immaginata nei panni di un pampino di vite o di una serratura. Quando ero giovane avrei desiderato di essere un uomo, quello sì. Ma ora… va bene così… mi basto così…
– Un uomo? Perché un uomo?
– Boh… non ricordo.. ora come ora mi torna alla mente solo una memoria ridicola. Avrei voluto essere come mio fratello, che si stravaccava sul divano a gambe all’aria, mentre a me, la mamma urlava che dovevo stare composta, ed attenta che l’orlo della gonna non si sollevasse a meta’ coscia… Possibile che non mi venga in mente altro?
— Chissà, forse voleva essere un uomo per fare le stesse cose degli uomini. Lei è femminista? – il professore, Dio sa come, ha rigirato la frittata ed ha cominciato ad interrogarmi. D’altronde, se è un professore…
– Femminista, io? Nooo, nella maniera più assoluta! Se per femminismo lei intende reggiseni strappati e cortei all’urlo di “L’utero è mio e lo gestisco io”.. proprio no! Ma non sono neppure maschilista. Io sono per le pari opportunità, per l’uguaglianza totale, nel senso che non faccio distinzioni di sesso, razza, religione. Per me un cattolico è come un presbiteriano o un induista. Un bianco è uguale ad un nero o a un cinese. Un eterosessuale ha la stessa dignità di un omosessuale, ma anche di un bisessuale o di un trisessuale.
Siamo tutti uguali. Tutti. Ma l’uomo e la donna, che devono avere comunque gli stessi diritti e gli stessi doveri – proclamo infervorandomi come se tenessi un comizio – non sono uguali. Sono complementari.
Ed è bellissimo che sia così.
Per me.
– Mi trova d’accordo, perfettamente d’accordo – il prof. alla fine si sbottona, in senso metaforico, ovvio – Una donna può offrire al suo uomo forza d’animo, intuito, dolcezza, ma anche praticità, velocità di pensiero, tutte doti di cui il gentil sesso è abbondantemente dotato – e si volta verso la moglie che corre sul tappeto con grazia e gli sorride. – Da parte sua, un uomo – continua rivolgendosi a me – per la sua peculiarità, anche fisica, è più propenso ad offrire tranquillita’, protezione, e spesso riesce a fronteggiare, a tamponare i vari umori di una donna facendole affrontare le giornate con più sicurezza di se’.
– Oh, se è per quello, professore, basta un salvaslip…
Ed allora mi viene da chiedermi – aggiungo maliziosa, poiché il mio diavoletto ha la meglio sul mio angioletto – per quale concomitanza di eventi si sarà mai creato un professore di filosofia e non un salvaslip?
La signora mi strizza l’occhio, l’uomo spalanca la bocca, poi ride e riprende a camminare con più foga.
Quanto a me, sviscerato il teorema del salvaslip, avverto di averne abbastanza di filosofia e di tapisroulant, tanto che mi sento il cervello in fiamme, i glutei già più rassodati e la pancia addirittura diminuita.
Così premo STOP ben prima dei 15 minuti prescritti, aspetto che i fremiti del mio corpo e della mia mente si acquetino, raccolgo l’asciugamano e e mi volto per salutare.
– Signora, buon allenamento. Arrivederci, Professor Salvaslip.
– Arrivederci, signora Serratura. A presto.

… TO BE CONTINUED….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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