L’ERMO COLLE
(In occasione del bicentenario dell’INFINITO).

Ognuno ha il proprio ermo colle.
Che non necessariamente è un colle, può essere anche una persona il cui aspetto esteriore nasconde o maschera la sua vera essenza.
Il mio ermo colle è un condominio, neanche troppo gradevole esteticamente, che si sporge solido e goffo protendendosi sul lungomare di Viareggio, e ne esclude allo sguardo la parte più cara, quella che va dal Principe al Molo.
Così, posso solo immaginarla, la bella passeggiata liberty, teatro di innumerevoli vasche con l’eterna amica Daniela, ed il pilone di Piazza Mazzini, silente custode dei palpiti del cuore, ed il familiare, sempre caro, Margherita, con le sue torrette orientaleggianti, il palazzo delle mille ed una notte della mia vita.


Però, grazie ad una dolce curva della costa, lo stabile disprezzato non riesce a nascondere il faro, che allieta le calde e solitarie notti estive facendomi ripetutamente un’occhiolino di fuoco.
Ma esisterà sempre, un Guardiano del Faro? O ne è rimasto solo un Amore Grande, un Amore Libero, una musica tanto maestosa da far sognare una bimba che annusava l’adolescenza e consumava un mangiadischi?
Oddio, qualcuno mi insegni a scordarmi di pensare!
Però, anche il faro e la Darsena mi fanno da “ermo colle” a ciò che è situato dietro, sulla medesima traiettoria: il porto di Livorno. E così anche questo posso solo immaginarmelo, e qui la scarsa familiarità con il luogo annega il pensier mio: vedo solo un’imponente fortezza, e mi sovvien un bar dove quattro baldanzosi uomini, ugualmente belli, ugualmente robusti, ugualmente scuri ed ugualmente calvi , con le loro battute salaci deliziano il mio primo caffè ed il mio umore mattiniero quando devo prendere il traghetto per qualche isola.
Apro il mio vecchio atlante De Agostini e posiziono il righello su una linea che da Viareggio porta a Livorno. Il righello prosegue la diagonale, tocca l’Argentario, e dopo i suoi 20, canonici, centimetri, sbarca dritto dritto in Sicilia.
Ecco, se anche non ci fosse il condominio vituperato, se anche non ci fosse il porto di Viareggio, e potessi così rimirare quello di Livorno, questo ulteriore ” ermo colle” mi impedirebbe la vista della costa intorno a Talamone e poi oltre.
Pero’ posso sempre immaginarla, la spedizione dei Mille, ed i miei pensieri adesso si colorano di rosso, il rosso di numerose camicie, armate solo di qualche fucile, fiaschette d’acqua, borracce vuote e tanto coraggio, e me le vedo a liberare l’Italia contro l’imponente artiglieria borbonica, e mi trovo lì, in mezzo alle urla, al sangue ed alla polvere, se non con un moschetto, almeno a strombazzare con il trombettiere per incitar questi mille garibaldini. Che poi la storia dice che proprio mille non erano, perché Garibaldi a Talamone ne rispedì a casa un centinaio, quelli in precarie condizioni fisiche, e li rimpatriò nel Nord Italia via Livorno.
E chissà che qualcuno non si sia fermato in un’osteria del porto a bersi birra annacquata da un bisavolo dei miei quattro muscolosi baristi mori, o che addirittura abbia fatto sosta a Viareggio, nuova città dalla vocazione anarchica e libertaria, meta di esuli risorgimentali, ad ammirare il suo stemma tricolore, il primo se non l’unico bianco/rosso/verde tra le città italiane.
Ed eccomi al punto di partenza.
Oddio, qualcuno mi insegni a scordarmi di pensare!
Guardo il mare e la linea dell’orizzonte, ed in quella troppo piatta immensità non s’annega certo il pensier mio.
Fortuna che io ho il mio ermo colle, il mio solido e squadrato condominio anni ’70, che riesce a farmi fantasticare come nessuno!
Oddio, qualcuno mi insegni a scordarmi di pensare…

 

 

 

 

 

 

 



.

 

 

 

 

 

 

 

I

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi: