LA MALTA BASTARDA

LA MALTA BASTARDA

Mi sono sempre figurata che tra i vari mestieri ed arti necessari per la costruzione di una casa, quello più ricco di soddisfazione fosse la professione dell’imbianchino.
L’imbianchino è colui che usa la bacchetta magica e come d’incanto trasforma grigiore e polvere in nitore e purezza, e che con il suo tocco finale illumina, colora, accende, rischiara.
Negli ultimi anni, però, ho maturato un’ammirazione viscerale ed una preferenza assoluta per il lavoro del muratore, tanto che mi vedo già, quando sarò in pensione, ad aumentare la schiera di coloro che passano le giornate al di qua del nastro bianco e rosso che delimita i vari cantieri e disquisiscono sullo stato di avanzamento dei lavori.


Il muratore fa uno dei lavori più nobili, più faticosi e più sottovalutati del mondo. Si tende generalmente ad osannare, ad incensare, architetti, ingegneri, capomastri, per la magica struttura delle piramidi o la maestosità di una cattedrale, di un grattacielo, senza rendere altrettanti meritati onori a chi con sudore e fatica, esposto alle più inclementi condizioni atmosferiche, ha realizzato “de facto” tutto questo. O, più semplicemente, ha costruito le nostre case.
La casa è, in assoluto, tra i beni materiali, il più prezioso, come ben sanno, purtroppo, i terremotati, gli alluvionati, i migranti.
E’ sicurezza, oasi, rifugio.
Provate ad evocare quest’immagine: una casa, o anche solo una stanza, al “grezzo”, pareti tirate su, magari intonacate, massetto per terra, l’elettricista che non ha ancora cominciato, quindi nessuno di quegli ingombranti gargarozzi tra i piedi.
Una casa pura, nuda e cruda, come è da sempre, nella storia dell’uomo. Giunge il crepuscolo ed il muratore è andato a casa lasciando il secchio con tutti i suoi attrezzi – uguali dalla notte dei tempi – accuratamente puliti dalle incrostazioni in un angolo, il badile e la carriola – ah! la carriola, strumento così semplice, così geniale! – allineati contro la parete, l’odore della calcina che in qualche maniera inebria e ti fa sentire tutt’uno con la terra.
Non è un’immagine poeticissima, ed al tempo stesso capace di infondere una sensazione di totale solidità, di assoluta tranquillità?
C’è un detto, dalle mie parti, utilizzato quando si vuole tirare un accidente a qualcuno: ” Ti venissero i muratori in casa!”, sottintendendo consequenziali polvere, confusione, umore nero, animi esacerbati, e litigi in famiglia prolungati per mesi.
Io non ho mai avuto occasione di farmi costruire una casa di sana pianta e quindi mi sono persa, ad esempio, gli scavi per le fondazioni, ma ho seguito diverse ristrutturazioni totali ed importanti, e sostengo risoluta che con me quel detto non trova terreno fertile.
E’ sempre stato, infatti, un onore ed una gioia gironzolare tra i calcinacci, ammirare il ruvido lavoro manuale della mazza e dello scalpello nelle demolizioni, mentre offrivo thermos di caffè usando come vassoio magnifiche spianatoie per l’edilizia, quelle tavolette con una comodissima maniglia da un lato; oppure seguire con attenzione l’utilizzo della livella e provare ingenuo stupore nel controllare dove si posizionava la bolla d’aria, congratulandomi con il muratore come se la fisica l’avesse inventata lui.
Ciò che mi ha sempre affascinato di più, poi, è stato veder preparare la malta e stendere l’intonaco.
La betoniera è un’altra geniale trovata, potrebbe avere mille usi, mi sono sempre chiesta perché nessuno abbia mai inventato una maneggevole betonierina per uso domestico; ma forse qualche fornaio se ne è fatta costruire una ad hoc per mescolare acqua, lievito e farina.
Mi piace veder mescolare cemento, sabbia, ghiaia ed acqua e preparare il calcestruzzo, mi piace che lo si debba usare velocemente prima che si secchi, che si solidifichi, e che quindi ogni cosa risponda ad una precisa legge della fisica o della chimica, che tutto sia come deve essere. Mi piace che la malta più duttile sia la malta bastarda, quella che serve a cementare i muri portanti. Malta bastarda. Credevo che la chiamasse così il mio muratore, perché gli si seccava all’improvviso sui calzoni o sull’avambraccio, invece no, esiste davvero, ed è una combinazione di calce aerea e calce idraulica. E’ quell’elemento imperfetto che crea perfezione. Come nella vita.
Mi piace pensare che casa mia si regga sulla malta bastarda, che quella bastarda della mia malta arrivi dove non arriva il rigore geometrico del filo a piombo e della livella, che la fisica o la chimica per esprimersi al meglio necessitino comunque di un qualcosa di spurio, che non è né carne ne’ pesce, né solido né liquido, né morbido né duro.
Semplicemente bastardo, ecco.
E mi piacciono i movimenti ritmici ed atavici del muratore mentre stende l’intonaco; con la sinistra tiene il vassoio del caffè, o come cavolo si chiama, con la destra impugna la cazzuola. Ne usa una a punta rotonda per riempire meglio gli interstizi ed una più quadrata per stendere l’intonaco.
E tutto è così, come deve essere, dalla notte dei tempi.
Ricordo che, diversi anni fa, in Giordania, nella piazza principale di Amman, muratori seduti in fila per terra, non lontano dai lustrascarpe e dai cantastorie, offrivano la loro opera a giornata a chi ne avesse bisogno. Ognuno aveva davanti a sè il proprio secchio con i ferri del mestiere. In attesa dei clienti, qualcuno canticchiava o salmodiava sottovoce, altri ad occhi socchiusi si limitavano a respirare l’aroma dolciastro vicino ai venditori di baklava.
Ogni tanto qualcuno, dopo aver contrattato, si incamminava con un committente dondolando il secchio.
Forse è proprio da allora, che mi è rimasta la sensazione che questi muratori, questi liberi sognatori con lo sguardo sereno e la vita in un secchio, fossero in grado di “spaccare” il mondo, mentre in realtà di fatto, stavano andando a costruirlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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