Di Modigliani, di Giotto di Bondone, della Piccionaia al Gabbro

DI GIOTTO DI BONDONE, DI AMEDEO MODIGLIANI, DELLA PICCIONAIA AL GABBRO

Avevo due opzioni per trascorrere un giornino di ferie: l’opzione A prevedeva di coccolare il corpo e di andare quindi al Calidario a Venturina a bivaccare nelle acque termali, ed al rientro fermarsi a cena al Gabbro in Piccionaia dalla Erika; il piano B invece tendeva ad appagare lo spirito, con la visita alla mostra di Giotto a Viareggio prima, di Modigliani a Livorno poi, e proseguire infine verso il Gabbro, per cenare dalla Erika in Piccionaia. Sulla conclusione della giornata in Piccionaia, comunque, non c’è stato un secondo di esitazione.


Alla fine ho scelto l’opzione B, per vedere se riuscivo a combattere un po’ la mia inGIUSTIficabile ignoranza in materia di arte. Ingiustificabile perché, per una che è nata ed ha vissuto in una regione che dell’arte è la culla, e che ha visitato tutti i principali musei del mondo, il continuare a non capire mai un piffero del significato, dei tecnicismi, dei simbolismi di un’opera è senza scusanti. Certo, so quel che mi piace e quello che non mi piace, e quel che mi piace, pur nella mia inGIUSTIficabile ignoranza, mi dà un’emozione indescrivibile.
Perdonino gli esperti la mia eresia, ma la Gioconda per me è stata una delusione. Di Leonardo, comunque al vertice della mia personale piramide, preferisco le opere ingegneristiche all’arte pittorica. Ho amato il Museo d’Orsay più del Louvre; e al Prado, incredibilmente, visto che non prediligo il periodo barocco, Velasquez ben più di Goya. Tornavo sempre a rimirar quei cavalieri baldanzosi con quei parrucconi neri ed i cavalli che sembrava volessero scappare dalla tela, e degnai di uno sguardo veloce tanto la Maja Desnuda che quella vestita.
Però, tanto di Giotto che di Modigliani, sono stata infatuata fin da ragazzina, così per rinfrescarmi la memoria sono andata a cercare i miei tre volumi dell’Argan e dopo circa quarant’anni li ho sfogliati con bramosia.
Giotto ovviamente occupa numerose pagine.
Rileggo i capitoli che lo riguardano, le mie note a margine con i caratteri tondeggianti da sedicenne, quelli in stampatello di qualcuno a cui devo aver prestato il libro e che no, non deve essere stato mio fratello, un po’ perché non è la sua calligrafia, ma più che altro perché credo che Vittorio non si sia mai scomodato a prendere un appunto in tutta la vita. Poi scorro frenetica le ultime pagine del terzo volume per studiare Modì, e… caspita! La Storia dell’Arte, per l’illustre prof. Argan termina con Fattori ed i Macchiaioli. Che l’Insigne non abbia approfondito Modigliani e per questo abbia preso quel clamoroso granchio in occasione del ritrovamento delle teste fasulle nei canali di Livorno?
Boh! Non mi resta che andare a raspare su Google, avendo cura di scansare quel bellimbusto di Sgarbi (ma che cognome azzeccatissimo!), che con il suo ritenersi depositario della verità, con la sua prontezza ad inveire contro tutto e tutti ed i toni da Savonarola, mi ha sempre urtato non poco e mi ha fatto quasi disamorare all’arte.
A Viareggio mi sposto tra la Chiesa di San Paolino, quella di Sant’Andrea, ed il Museo allestito nel Palazzo delle Muse, per ammirare le enormi e splendide riproduzioni degli affreschi sulla vita di San Francesco contenuti nella Basilica di Assisi. Pero’ Giotto e Viareggio sono quasi un ossimoro. I paesaggi bucolici, le figure ascetiche e tutte quelle aureole un po’ stridono con il mare che vedo dalla finestra e con i profumi salmastrosi che mi avvolgono mentre torno alla macchina.
In poco più di mezzora poi percorro sette secoli e mi trovo in una splendida piazza sospesa sull’acqua, dal nome strano, Piazza del Luogo Pio, senz’altro più adatta ad ospitare San Francesco, lasciando il Palazzo delle Muse a Modigliani, che delle sue Muse ispiratrici ha fatto modelle, delle modelle, amanti, e con quei volti inconfondibili ha creato l’assoluta grandezza della sua arte.
Il pensiero da Livorno vola alla Parigi del periodo compreso tra la Belle Epoque ed i ruggenti anni ’20, ai pittori, artisti, musicisti, scrittori e bohémienne che Modì ha frequentato, alle modelle ed amanti che si scambiavano tra loro come fossero figurine Panini. Ai caffè, ai ritrovi notturni, ai bagordi, e la gaudente Ville Lumiere mi allarga lo stomaco e mi predispone alla Piccionaia. Meno male che Giotto l’ho visitato per primo, che se mi toccava prima di cena, più che un passatino di verdure ed una tisana al tarassaco non avrei tirato giù.
Dalla Erika, finalmente, per la sapiente cucina con ingredienti di prima qualità, per l’ambiente caldo ed accogliente, per l’esuberante calore suo, del personale e della famiglia, il corpo e lo spirito trovano appagamento simultaneo e siglano con il sorriso il mio giornino di ferie dedicato all’arte.
Conclusioni: l’emozione che provo di fronte ad un’opera che mi piace è sempre più grande, ma, quanto alla mia comprensione effettiva, sento che ne capisco anche meno pifferi di prima. D’altronde, sono “figlia d’arte”, in tutto somigliante a mio padre. In famiglia si racconta che, negli anni ’70, i miei fossero invitati a Milano ad una mostra di scultura. E mentre tutte le signore si sdilinquivano di fronte ad un elemento lungo ed affusolato e squittivano: “Ma che magnifico esemplare di Pomodoro!”, riferendosi non so se ad Arnaldo o a Gio’ Pomodoro, mio padre, dopo aver girato più volte intorno alla scultura ed averla osservata da tutte le sue angolazioni, esclamasse: ” Mah, sarà, ma a me più che un pomodoro mi sembra un gambo di sedano!”
Ripenso a tutto questo mentre torniamo a Viareggio, ma ancor più agli splendidi colori che hanno ravvivato la mia giornata: l’azzurro tenue dei cieli del fraticello di Assisi e degli occhi ed il vestitino della bambina ritratta da Modi; il giallo carico dell’altra famosa figura del pittore livornese ma anche della crema inglese, o della carbonara della Erika. Infine l’inverosimile rosso del cielo notturno che dalla Piccionaia ci fa strada fino all’imbocco dell’autostrada a Livorno.
A chiosare, qualche piccola notazione ricavata dal mio saltabeccare su Internet e sui libri di scuola:
1) nei miei appunti su Giotto noto inorridita che ho scritto “punti-chiavi” invece che “punti-chiave”, con una disinvoltura nell’uso del plurale che dimostra spregio inGIUSTIficabile per la grammatica italiana, ma che anche quell’ignorantone che ha usato il libro dopo di me si è ben guardato dal rimarcare o correggere.
2) I tre volumi dell’Argan, medesima edizione dei miei, metà anni ’70, si trovano in vendita su E-bay a ben 120 Euro
3) subito prima della sua scomparsa, sembra che Modigliani fosse stato trovato moribondo nella sua camera, circondato solo da scatole e scatole di sardine.

Ecco, il fatto che anche a Dedo piacessero le sardine, me lo ha reso, se possibile, ancora più simpatico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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